Intelligence economica

Intelligence economica

di Carlo Jean e Paolo Savona

Rubbettino 2011 , 130 pagine, € 14,00

Definizione e contesto

Il libro affronta la disciplina dell’intelligence economica a partire dal suo sviluppo, nel contesto della storia economica e politica, fino ad esaminare come è praticata correntemente dagli Stati, soprattutto europei. La definizione della disciplina data dagli autori la distingue della disciplina della Geopolitica economica, di cui costituisce uno degli strumenti:

Per Intelligence economica intendiamo […] la disciplina che, studiando il “ciclo dell’informazione” necessario alle imprese e agli Stati per effettuare scelte corrette di sviluppo, si prefigge di affinare le abilità cognitive e decisonali applicate alla complessità del contesto competitivo globale.

Il fenomeno della globalizzazione -richiamato anche nella definizione- e del conflitto tra sovranità degli Stati e interdipendenza economica è lo sfondo dell’intera analisi della disciplina.

L’intelligence economica come praticata dagli stati è una parte delle attività di Intelligence -ed ha natura, come sottolineano gli autori, di bene pubblico- mentre i prodotti dell’attività di intelligence di impresa sono finalizzati agli obiettivi della singola organizzazione. Il ruolo dell’intelligence economica “pubblica” dipende dalla concezione di Stato: mentre in una concezione di “stato minimo” esso si limita ad analizzare i pericoli provenienti dal contesto economico per le istituzioni, in una concezione più “statalista” si può dilatare fino ad appoggiare e collaborare strettamente con le imprese nazionali, grandi e piccole per sostenerle attivamente nella competizione globale. La Francia, non a caso, è l’esponente principe di questa impostazione.  Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono riconosciute come un fattore abilitante fortissimo nella gestione delle informazioni e Internet (il cyberspace) come un “secondo pianeta” in cui si sviluppano processi economici di dimensioni rilevanti e che fa da strumento e sfondo a vere e proprie “guerre dell’informazione” politiche.

 Il ciclo dell’intelligence

Dopo l’inquadramento storico e le definizioni di base il libro passa a descrivere la metodologia dell’Intelligence economica come vista dagli autori e applicabile sia all’ambito degli interessi di una singola impresa sia all’ambito dei servizi di informazione nazionali. Gli autori individuano sei fasi all’interno del ciclo di intelligence:

I – raccolta delle informazioni

II – protezione del patrimonio informativo da rischi di manipolazione (tainting) o furto

III – definizione di scenari di riferimento alternativi

IV – individuzione delle diverse strategie possibili (sulla base degli scenari)

V – scelta di una strategia e sua attuazione

VI – valutazione dell’attuazione e degli effetti delle scelte effettuate

E’ importante sottolineare l’importanza che gli autori attribuiscono alla sicurezza delle informazioni che gli attori (Servizi o imprese) dovrebbero considerare parte integrante di ogni processo di intelligence economica.  E’ pacifico che questo, nel contesto attuale dove le informazioni sono per lo più in formato digitale, si traduce nella sicurezza informtica e, data la pervasività delle reti, nella cybersecurity. Nel caso dell’attività di Servizi di informazione statali le attività di intelligence economica possono anche tradursi in vera e propria cyberwarfare, difensiva od offensiva.

Scelta la struttura del ciclo delle informazioni e descritta la teoria, gli autori passano a descrivere con molta lucidità, le applicazioni pratiche del modello proposto nel settore privato prima e nell’ambito statuale poi.

Le applicazioni

L’analisi presentata è molto più approfondita per quanto riguarda l’Intelligence economica statale che per quella del settore privato. Gl autori tracciano un profilo storico della disciplina a partire dalle informative economiche degli ambasciatori della Serenissima fino all’attualità e passano poi ad analizzare le componenti dell’IE statale, distinguendola in “difensiva” ed “offensiva”. La sicurezza economica è considerata parte della sicurezza nazionale e quindi obiettivo da tutelare per i Servizi di Informazione. Viene sottolineato come sia fondamentale affidarsi anche alle fonti aperte (OSINT) oltre che alle tradizionali fonti “riservate” e come le tecnologie dell’informazione abbiano acquisito enorme importanza per estrarre dalla grande quantità di dati oggi disponibile informazioni utili, utilizzando tecniche di machine learning e data mining.

Gli autori passano poi a definire e tracciare un profilo della cyberwar e dell’infowar, la prima definita dagli autori come comprendente le attività “hard” sulle reti, la seconda le attività di influenza sui contenuti e sulle percezioni. E’ questo uno dei più lucidi contributi italiani sull’argomento.

L’ultima parte del libro descrive in un certo dettaglio le attività di Intelligence economica e la preparazione per la cyberwar/infowar di vari Stati-nazione, dagli Stati Uniti alla Cina passando per Russia, Giappone, Francia, Regno Unito e Germania. Da ultimo si analizza l’approccio Italiano degli ultimi anni e le prospettive future.

Conclusioni

Il libro rappresenta un ottimo contributo all’analisi di questi temi, raro da parte di autori italiani, denso di informazioni e spunti di riflessione. E’ anche il primo del “Quaderni ICSA”, patrocinati dalla fondazione per l’Intelligence Culture and Strategic Analysis. Gli autori propongono un punto di vista fortemente “statalista” dell’intelligence in generale e di quella economica in particolare, prendendo come punto di riferimento in primis l’esperienza francese, tradizionalmente interventista in economia e in particolare nelle difesa dei “campioni nazionali”. I lettori che tendono ad un approccio più liberista potrebbero però non condividere la richiesta di una integrazione stretta tra pubblico e privato, soprattutto considerando la storia recente dei Servizi italiani.

Riferimenti sul web

La voce “Intelligence économique” nella Wikipedia francese.

Fondazione ICSA

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